Acqua alla Gola, recensione di un navigante

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acqua alla golaIn occasione della pubblicazione del libro della nostra cara amica Patrizia Torsini vogliamo omaggiarvi con una nostra recensione, ovviamente fatta a modo nostro! 😉

E’ sempre molto difficile, se non imbarazzante, recensire il libro scritto da un’amica, soprattutto se questo è un’opera prima , quindi con inevitabili ingenuità, lunghezze, voglia di stupire che caratterizzano il prodotto di una fantasia che fino a quel momento era stata inespressa.

Quindi decido di fare le cose per benino: vado in libreria per comprare il libro e mi riprometto di leggerlo tutto e con molta attenzione.

Davanti al commesso mi impappino ed oltre a non ricordarmi il titolo non mi ricordo neanche a morire “Torsini”.

Allora da buon italiano, un pò col linguaggio dei segni, un pò con giri di parole, chiedo un libro famosissimo non troppo recente (è uscito prima dell’estate), che sta avendo un bel successo da tempo ( da prima dell’estate), scritto da autore Toscano di cui si percepisce la prorompente Toscanità e nel quale si parla anche di barche.

Qualcuno che l’ha già letto riferisce che è zeppo di personaggi ed io riferisco a mia volta.

Il commesso fa segno che ha capito.

A questo punto, Patti, va beh che siamo amici, però mi fai subito dubitare del tuo equilibrio mentale di scrittrice!

Ma ti pare il caso di scrivere, come prima uscita poi, TRE TOMI grossissimi, riccamente rilegati e costosi come un figlio in collegio???

Il commesso, soddisfatto, mentre mi incarta quei mastodonti, mi fa omaggio di un libricino, fortunatamente piccino che sembra un breviario; vista la spesa mi pare il minimo!

Patti, io ti voglio bene, ma non posso non dirti che la vastità dell’opera e il linguaggio con cui ti esprimi, probabilmente renderanno ostica la tua opera ai più giovani, ma anche ai meno motivati fra gli amici canoisti!

Potevo ben aspettarmi qualche “oh grullo” di troppo, qualche “Maremma maiala”, qualche “hasino” e va bene.

Però se scrivi “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, non ti capisce nessuno!

E poi questa storia dei peccati e peccatori non è più di moda, si è già scritto tutto!

E  quei tre piani corrispondenti a tre livelli di merito!

Ma non lo sai che adesso ci sono le “pagaiette”, in Francia le “stellette”, per giudicare le capacità canoistiche?

Patti, lasciatelo proprio dire, io c’ho provato a essere indulgente, ma te come unico riferimento alla canoa mi metti un barcone, probabilmente un Dragon Boat, guidato da un bruttone chiamato Caronte?

E me lo descrivi così:
« Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando: “Guai a voi, anime prave!” »

Ma come cacchio scrivi?

Non lo sai che le guide rafting sono tutti giovani e sfrafighi?

E poi, scusami, sei anche ignorantella in geografia!

Che cavolo è quel fiume Acheronte nel quale ambienti il Raduno della FICT in Francia?

Si chiama Durance!!! Acheronte non è nemmeno tra gli affluenti!

Patrizia, amica mia, scrivere un libro deve essere un modo per comunicare con altri qualcosa di bello, frutto della fantasia, certo, ma costruttivo.

Tu ne hai fatto una vendetta, una faida personale, hai voluto punire tutti quelli che ti stanno sulle balle mettendoli nell’Inferno più nero!

Hai usato nomi di fantasia e va bene, ma si riconoscevano benissimo alcuni amici canoisti.

Cavolo, quello che sul Vara ti era venuto addosso facendoti ribaltare, lo hai messo all’Inferno sottoposto per l’eternità alla tortura della fiaccola rovente nel sedere!

Non l’aveva fatto apposta, poveretto!

E guarda caso tutti i Ruzzolafossi sono casualmente in Paradiso, li ho riconosciuti.

Ma dai!

Massimo dei massimi è proprio Massimo.

Ma ti sembra il caso di metterlo alla destra del Padre Eterno?

Un palese conflitto d’interesse!

Inoltre, detto tra noi, quel tipo che viene masticato per l’eternità dal demonio mi pare assomigli un pò troppo a me…

Ti ho fatto qualcosa?

Insomma Patti, secondo me, hai proprio toppato, non volermene, ma un romanzo così non potevi pubblicarlo neanche nel Rinascimento.

Prendi esempio, se vuoi migliorare, da altri autori; ti dico, quel libricino, quasi un breviario, che mi hanno regalato insieme ai tuoi Tomi è estremamente gradevole.

Si chiama “ACQUA alla GOLA”, scritto da chissà chi, non ricordo, e racconta di uno strano intreccio di personaggi che gravitano, questi sì mica i tuoi, nel mondo della canoa.

Comincia con tante storie parallele e una bella introspezione psicologica dei personaggi e che piano piano convergono tutte verso il nostro amato Raduno FICT in Durance (impara! che cacchio è l’Acheronte, non c’è neanche su CKFiumi).

L’autore o autrice, non so, li invischia tutti in uno strano omicidio legato, nella modalità, in modo misterioso a un altro omicidio accaduto secoli fa a Firenze durante la “Congiura dei Pazzi”.

Impara Patti, leggi questo, c’è la storia, la cultura, lo sport, ma anche la suspance perchè il lettore viene catturato dalla trama di questo Romanzo Noir che è talmente incalzante che ti spinge a leggerlo quasi tutto d’un fiato.

Salvo poi tornare indietro nella lettura per assaporarne meglio le sfumature.

E poi, Patti, non te lo anticipo, ma c’è un finale assolutamente inimmaginabile, originale, che ti lascia sbalordito.

Altro che l’amore platonico tra il tuo Dante e la tua Beatrice che non si capisce neanche se alla fine se la fa!

Scusa Patti, te lo dico come amico, penso sia meglio che tu molli la penna e imbracci unicamente la pagaia che ti viene meglio.

Caso mai nei lunghi viaggi per raggiungere i fiumi leggiti questo libricino breve e molto carino.

Ti ripeto, si chiama “ACQUA alla GOLA”, scritto da un emerito sconosciuto ma molto talentuoso.

Da come scrive potrebbe essere una donna…. forse Toscana.

Mah….

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